Il nostro territorio

TUSCIA

La Tuscia è terra misteriosa e sconosciuta.

E' terra di confine, che trascende le cartine per rispondere ad una vocazione territoriale che occorre recuperare nella Storia più antica.
Qui si incontrano e si fondono le influenze di culture millenarie che l'hanno resa terra di arte e di storia; di spiritualità profonda e brigantaggio; di testimonianze archeologiche e di capolavori medievali e rinascimentali, che ne acclarano la grandezza passata e la ricchezza del presente.

Estesa in tutta la provincia di Viterbo e nelle zone confinanti di Umbria, Bassa Maremma, fino alla zona litoranea di Cerveteri, la Tuscia ha conosciuto i fasti del popolo Etrusco e dei suoi commerci con l'antica Grecia e il resto del Mediterraneo, per passare sotto il dominio di Roma prima e del Papato poi.
Ovunque si volti lo sguardo, questa terra, fatta di tufo e laghi vulcanici, di forre profonde scavate dai fiumi e di Faggete Vetuste Patrimonio Unesco dell'Umanità, rimanda a ciò che è stato e a ciò che potrà essere.
Non solo testimonianze del Paleolitico o imponenti necropoli etrusche come quella di Tarquinia, ma anche fortezze medievali di antiche famiglie nobiliari o residenze rinascimentali dai giardini perfettamente conservati: parliamo dei castelli degli Orsini, sparsi un po' ovunque nei borghi arroccati su speroni tufacei; ma anche di Palazzo Farnese a Caprarola o di Castello Ruspoli a Vignanello o di Palazzo Chigi-Albani di Soriano Nel Cimino.

La Tuscia è terra da scoprire, la cui bellezza storica e naturalistica risulta difficilmente sintetizzabile nelle poche righe di questa pagina.
Una cosa però è certa: la sua valenza enologica è tracciata nelle trame della sua storia, è interiorizzata nella sua identità territoriale. Qui la vite è coltivata da secoli, con sapienza e passione, dando origine a prodotti di qualità e di carattere, espressione di un territorio unico e di una cultura enoica profonda.
Lo testimoniano alcune delle più antiche DOC istituite in Italia, come l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone o le tante varietà autoctone che, con sfaccettature diverse, hanno popolato le sponde del Lago di Bolsena o i versanti del Monte Cimino, il litorale di Tarquinia o la Bassa Maremma.

Laddove questo immenso patrimonio enologico ha rischiato di perdersi sulla scia dei tanti canti di sirene incantatrici, è ora frutto di un'attenta operazione di recupero da parte di giovani vignaioli e vignaiole che hanno deciso di preservare il futuro, affondando nella terra le radici del passato.

 

AGRO FALISCO

Quando si parla di Agro Falisco non ci si allontana dalla Tuscia: si decide solo di andare più in profondità.
Siamo nella zona a sud-sud-est della regione; al di qua dei Cimini, come piace dire a noi, con lo sguardo volto verso il Monte Soratte che, solitario e maestoso, si erge nella lunga valle disegnata dal Tevere, mentre corre placido verso Roma.

Qui la terra è solcata da forre profonde come le rughe sul volto di un'anima antica.
Sapendo cercare si possono ritrovare le tracce splendenti della presenza dei Falisci, popolo antico che, prima dei Romani e quasi contemporaneamente agli Etruschi, ha segnato l'identità dell'Agro Falisco.
Le rupi di tufo ospitano ancora i borghi nati a difesa del territorio e delle antiche vie di transito che i Romani avevano selciato verso nord, lasciando ancora una tracciabilità nella Via Amerina o nei tanti ponti a schiena d'asino che oltrepassano i fiumi di questa terra.

Testimonianze imponenti come l'acquedotto di Nepi danno il polso del lascito profondo dei Romani sul territorio.
Ma la successiva dominazione papale non è stata da meno: la commistione di interessi con le famiglie nobiliari del territorio, come i Borgia, hanno dato vita ad innumerevoli presenze storico artistiche, come il Forte Sangallo di Civita Castellana, il Palazzo Ducale di Gallese o le infinite chiese nelle quali artisti e architetti, come Antonio da Sangallo il Vecchio e il Giovane o il Vignola, hanno dato massima espressione di creatività.

All'immenso patrimonio storico archeologico dell'Agro Falisco, si aggiunge la rara bellezza paesaggistica con cui la natura ha saputo esprimersi: valli e colline si alternano a forre e vie cave, a boschi millenari e aree ancora selvagge, con un andirivieni in cui la presenza dell'uomo è solo un tassello e, forse, neanche il più importante.

La vocazione vinicola di questa terra è antica come i popoli che l'hanno praticata e che ne hanno portato innovazione di specie e di allevamento: basta pensare alla vite maritata già in uso nella viticoltura etrusca, o al Greco di Vignanello,varietà autoctona di questa porzione di Tuscia, che sembra tradire nel nome la sua provenienza, frutto di commerci e mescolanze tra Etruschi, Falisci e Greci.

Da allora molte cose sono cambiate, tante sono state le aziende che hanno fatto la storia vinicola dell'Agro Falisco, ma anche di più quelle che hanno ceduto alle tentazioni di un'economia indotta e alle voci roboanti di un progresso sempre più industriale e sempre meno agricolo.
Solo negli ultimi anni, grazie all'impegno e alla passione di viticoltori più o meno giovani, si sta recuperando un patrimonio immenso e una varietà produttiva che sta rilanciando l'espressione e la qualità enologica di questa terra.

 

VIGNANELLO

Vignanello è la nostra terra, le nostre radici.
Siamo nati in questo paesino della Tuscia, anzi, dell'Agro Falisco; perché come i Langhetti o i Chiantigiani ci insegnano, la parcellizzazione non è solo mero esercizio campanilistico, ma descrizione del paesaggio e della sua identità attraverso il nome che gli si attribuisce.
Vignanello è un piccolo borgo di poco più di 4mila abitanti, le cui origini sembrano risalire ad un primo insediamento umano nel Paleolitico, per divenire un importante centro falisco tra l'VIII e il VII secolo a. C.

Da Federico Barbarossa agli Aldobrandeschi, per passare agli Orsini e ai Prefetti di Vico e finire ai Principi Ruspoli-Marescotti; questi sono i protagonisti delle tortuose contese che hanno segnato e disegnato l'identità di Vignanello.

Il Castello Ruspoli con i suoi giardini del 1600 perfettamente conservati, la Collegiata, i palazzi rinascimentali di Piazza della Repubblica, la Vignanello sotterranea dei Connutti, le vie del borgo storico, ancora vivo e vivace; questo è Vignanello: un paese antico che si muove sulla scia delle tradizioni, per rinnovare, attraverso esse, il senso di appartenenza di una comunità.

 

TRADIZIONI

Le tradizioni sono il cuore pulsante del paese, capaci di coinvolgere in maniera trasversale le generazioni e in grado di rinnovarsi intrecciandosi con il tessuto sociale, economico e culturale del paese. Vi proponiamo qualche esempio dei principali appuntamenti che si susseguono durante l'anno, invitandovi a visitare la pagina della locale Pro Loco per maggiori informazioni.

- Infiorata Notturna del Corpus Domini, tradizione che risale al XIX secolo e che oggi coinvolge la creatività dei giovani studenti del Liceo Artistico Midossi di Vignanello, l'Associazione degli Infioratori, le Classi legate al Patrono e non solo, nella realizzazione dei quadri di fiori.
    - Feste Patronali per San Biagio e Santa Giacinta. Le celebrazioni in onore dei Santi Patroni sono uno degli appuntamenti più attesi dell'anno: a inizio Agosto tutto il paese si muove intorno ai festeggiamenti “sacri e profani” che durano solitamente cinque giorni.
      - Festa del Vino. Manifestazione dedicata al vino del territorio, ormai storica per questo paese, inizia il 10 Agosto con la sfilata del corteo storico e lo spettacolo degli Sbandieratori di Vignanello e termina il 15 Agosto. Sei serate dedicate alla celebrazione goliardica del vino di Vignanello, per un paese che nel nome denuncia la sua origine, legata indissolubilmente all'elisir di Bacco.
        - Festa dell'olio e del vino novello. Due interi week-end di Novembre dedicati all'olio nuovo e al vino novello, completamente immersi nell'atmosfera medievale, con visite guidate al Castello Ruspoli e ai Connutti, degustazioni, cortei storici, Sbandieratori e rievocazioni storiche con esibizioni di giullari e giocolieri.

           

          VITICOLTURA

          Vignanello: basterebbe il nome. Ma a guardarsi intorno, purtroppo, non è più così.

          Ma andiamo per ordine.

          Vignanello deriva il suo nome dal termine vigna, proprio perché il ritorno paesaggistico era quello di sterminate distese di vigneti. Greco di Vignanello soprattutto, varietà autoctona del nostro territorio, ma non solo.

          Anzi, la tradizione vinicola vedeva una creola di vitigni vinificati insieme per come era l'impianto nel vigneto.

          Negli anni si è creata anche una cantina sociale che raccoglieva la produzione di tutti i vignaioli del comprensorio, più o meno grandi che fossero.

          Le vicissitudini agricole ed economiche dagli anni Ottanta in poi hanno compromesso la redditività dei conferimenti e della vinificazione, preferendo alla vigna i nuovi impianti di nocciolo e modificando profondamente il paesaggio originario.

          Oggi, fortunatamente, vignaioli giovani, volenterosi e appassionati della loro terra, hanno pensato di recuperare non solo vecchi vigneti abbandonati, ma anche vecchi cloni autoctoni che hanno rischiato l'estinzione.

          Oggi, a Vignanello, si ricomincia a parlare il linguaggio della produzione vinicola di qualità, fatta di tradizione, ma anche di competenze tecniche moderne; un equilibrio che sta permettendo ai “nuovi” vini del territorio di emergere anche a livello nazionale.

          Questa cosa, che ci riempie di orgoglio, è il motore che muove la nostra selezione di vini che, pur guardando a tutto il panorama nazionale, privilegia un focus alla produzione vinicola di qualità e identità di tutta la Tuscia.