Collezione: Cantina - Le Coste

LAZIO / Gradoli (VT)

 

Gradoli. Non servirebbero altri nomi per introdursi nel mondo nuovo della viticoltura della Tuscia.
E’ da Gradoli infatti che è partita la rivoluzione enoica di questa terra. Ed è partita da Le Coste di Gradoli.

Quando Gianmarco Antonuzi e Clémentine Bouveron, agli inizi degli anni Duemila, arrivano su questo tassello di terra incuneato tra Toscana e Umbria, sul Lago di Bolsena, la viticoltura non è certo un fiore all’occhiello. Quando c’è è convenzionale, altrimenti sono distese ripide di vigne abbandonate, che sembrano perdersi nella caldera vulcanica del lago.

Gianmarco però ha deciso di mettere a frutto gli anni passati tra i più carismatici vignerons francesi del vino naturale: da Bruno Shueller in Alsazia a Philippe Pacalet in Borgogna, passando per la Languedoc e il Beaujolais.
Insieme comprano 4,5 ettari di vigna abbandonata da almeno vent’anni, su queste sponde minerali e fertili, con un progetto visionario: portare a Gradoli la viticoltura naturale.

In poco più di dieci anni gli ettari diventano più di 13; i vitigni sono quelli autoctoni di questa terra (Aleatico, Procanico, Ansonica e Roscetto) quasi tutti piantati senza portainnesto; il rigore agricolo trova la sua essenza nella biodinamica e nella permacultura; i vini diventano netti, decisi, franchi come la terra vulcanica che li genera.

E nel frattempo le risatine degli agricoltori locali, di fronte a questi vignaioli giovani e un po’ eccentrici, sono smentite da un processo inarrestabile: quello dei Bolsena Boys (che poi sono soprattutto girls), i vignaioli naturali del Lago di Bolsena, sui quali è puntato il faro della produzione naturale di qualità della Tuscia e l’attenzione di tutto il panorama vinicolo nazionale.
La Tuscia del vino naturale tanto deve a Gianmarco e Clémentine.